di Raffaella Bianchi, Ph.D
Dopo due decenni in cui il Presidente Recep Tayyip Erdogan sottolineava come la vita delle donne senza figli fosse incompleta, suggerendo loro di dare alla luce tre figli per sostenere il saldo positivo della popolazione, in quanto : “rifiutare la maternità significa rinunciare all’umanità”,[1] la natività in Turchia ha iniziato a rallentare.
Questo cambiamento è avvenuto proprio in un anno simbolicamente importante, il 2023, nel quale si celebrava il centenario della fondazione della Repubblica turca. Il numero dei bambini nati in Turchia è stato di 958.000, una cifra che sembra consistente, ma che, in realtà, rappresentava il minimo storico della natalità di un Paese che, dal secondo dopoguerra in poi, è stato caratterizzato da una costante crescita demografica.
La popolazione turca, che contava 27.5 milioni di abitanti nel 1960, raggiunse quasi i 45 milioni nel 1980 e negli anni 2000 crebbe ancora di circa venti milioni, arrivando a contare 64.1 milioni di abitanti. Questo numero, nel ventennio successivo, giunse alla significativa cifra di 83.3 milioni nel 2020. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istituto di Statistica Turco (TÜRKSTAT) questa tendenza si è radicalmente modificata e anche la struttura della popolazione è mutata, tanto che la Turchia non è più annoverata tra i Paesi caratterizzati da una popolazione giovane.
Se guardiamo da vicino la mappa demografica della Turchia noteremo delle differenze significative. I tassi di fertilità più elevati sono riscontrabili nelle province del Sud-Est che sono caratterizzate da una presenza cospicua delle minoranze etniche curda e araba. Quest’aumento delle minoranze etniche rispetto alla popolazione turca non è ben visto dai partiti ultra-nazionalisti che hanno rappresentato l’ago della bilancia nella scorse elezioni politiche per la riconferma dell’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo).
Per rispondere a questa situazione, il Presidente Recep Tayip Erdogan, il cui partito,l’ AKP, è sostenuto da una significativa presenza di attiviste, parlando al VII Congresso provinciale della sezione femminile dell’AKP a Istanbul il 2 febbraio 2025, ha proclamato lo scorso anno: “l’anno della famiglia”. Inoltre, il Presidente ha sostenuto di aver dato un ruolo fondamentale alle donne in questo processo di rafforzamento dei nuclei familiari: “Abbiamo messo il principio di ‘donne forti, famiglie forti, Turchia forte’ al centro della nostra visione per il Centenario della Turchia”[2] (Türkiye Yüzyılı; un piano di lungo periodo che identifica gli obiettivi e traccia il corso futuro della politica estera del 2022).
Segue nel discorso uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale delle scorse elezioni presidenziali: l’attacco alla “perversione LGBT che è incoraggiata e promossa in molte aree dai baroni della cultura globale”.[3] Erdogan prosegue con un affondo alla cultura occidentale, dalla quale prende le distanze: “In molti Paesi occidentali, è quasi impossibile obiettare a questa perversione, che è diventata così sfrontata da legittimizzare l’abuso di minori. È fondamentale che teniamo la nostra nazione lontana da questa pazzia che ci stanno imponendo in un’ampia gamma di settori dal cinema alla moda, dai media digitali alla letteratura, dalla politica alla società civile”. [4]
Se diamo uno sguardo alle cause identificate dalla Banca Mondiale per i cali delle nascite, queste ci portano in un’altra direzione. Nel calo della popolazione mondiale, che iniziò a declinare negli anni Sessanta, i fattori determinanti furono: l’aumento dell’accesso all’istruzione femminile, fattori economici come l’aumento dei costi per crescere i bambini e modificazioni nelle norme sociali che riguardavano le dimensioni delle famiglie.[5] Crediamo che, anche nel caso della Turchia, questi fattori possano essere significativi. Se così fosse, allora le politiche da mettere in campo in un Paese che, improvvisamente, si avvia verso l’invecchiamento e il calo della popolazione, dovrebbero tenere conto di questi fattori.
Sembra, invece, che in Turchia si sia optato per la colpevolizzazione delle donne che guardano a obiettivi diversi dal loro ruolo tradizionale in famiglia. Infatti, il giornale pro-governativo Daily Sabah sottolinea che gli esperti individuano come cause del declino delle nascite fattori come i più elevati livelli di istruzione femminili che portano le donne a “dare la priorità all’istruzione, invece di formarsi una famiglia”.[6] La scuola e l’università, dopo l’attacco alla libertà d’insegnamento e di parola, sono peggiorate notevolmente a detta di tutti gli osservatori, specialmente a causa dell’esilio forzato di numerosi professionisti del settore. Questo non sembra preoccupare, anzi, l’istruzione viene vista come un fattore negativo in questo articolo che impedisce al Paese di raggiungere quella grandezza cui aspira da sempre sul panorama internazionale. Non sembra essere considerato il ruolo dell’istruzione come fattore propulsivo per l’economia. Infatti, se l’aumento dell’istruzione (sia femminile, sia maschile) ha contribuito a ritardare il momento in cui si fanno figli e a ridurre i tassi di natalità, è stato anche un fattore determinante per migliorare la qualità della forza lavoro, per aumentare le aspettative di vita e ridurre i tassi di mortalità.[7]
“È questo l’anno della famiglia o l’anno in cui donne e bambini vengono ignorate?” si chiede l’associazione Fermeremo i femminicidi che sottolinea come il discorso sulle famiglie abbia ristretto la libertà delle donne in un contesto nel quale la loro partecipazione alla forza lavoro viene “ridefinita, non come un diritto, ma in forme ‘più appropriate’[8]. Attraverso pratiche come il part-time, si cerca di confinare la vita delle donne, di limitarne l’indipendenza economica. Mentre la rimozione delle donne dalla sfera pubblica viene venduta come un ‘favore’ le diseguaglianze diventano più profonde”. L’associazione sottolinea come questa famiglia che viene messa al centro delle politiche e che si vorrebbe più forte non è un luogo sicuro per le donne perché nel 2025 “le donne vengono quasi sempre uccise nelle loro case: il 61% delle donne è stato assassinato nella propria casa. L’ambiente domestico continua ad essere il luogo dove le donne vengono uccise. Le femministe attaccano le politiche che confinano le donne nella sfera privata o ignorano la violenza domestica o cercano di spingerla al di fuori della politica, definendola come ‘privata’”[9].
I femminicidi nel 2025 sono stati 294, ma a questi dati ufficiali, l’associazione aggiunge quelle che definisce “morti sospette di donne” che si attestano ad altre 297 vittime. A queste vittime si aggiungono 25 bambine. Riteniamo che questi dati vadano presi in considerazione, probabilmente la prospettiva di rimanere intrappolate in una spirale di violenza potrebbe essere un dato rilevante, nascosto tra gli aspetti che portano le donne a “dare la priorità” alla carriera e all’istruzione.
Inoltre, l’ultimo decennio è stato caratterizzato da un’inflazione e da una crisi economica che hanno profondamente modificato il potere d’acquisto della popolazione. Nel 2021, secondo le stime di EPAV, uno su tre bambini in Turchia viveva sotto la soglia della povertà, si trattava di 7 milioni di bambini. Se a questi venivano aggiunti i bambini rifugiati, la cifra saliva a 8 milioni di bambini poveri.[10]
L’aumento dei costi energetici e l’inadeguatezza degli alloggi hanno aggravato la situazione dei nuclei a basso reddito. Il numero dei nuclei che ricevono un contributo per le bollette dell’elettricità è passato da 1.343.109 nel 2019 a 3.461.000 nella prima metà del 2025, circa 13 milioni di persone. Inoltre, gli ispettori ministeriali hanno giudicato 10.888 abitazioni “inagibili”. Questa situazione ha portato Nermin Yıldırım Kara, deputata del Partito Repubblicano (CHP) di Hatay, a ribattezzare l’anno della famiglia, come l’anno della povertà.[11]
C’è da chiedersi come un’inflazione galoppante, che lo scorso anno ha superato il 100%, in un Paese che registrava l’8 e il 9% di crescita nel 2010, abbia potuto influire sulla propensione a formare una famiglia e fare dei figli in un Paese dove il pesce e la carne sono diventati beni di lusso. Entro il 2040, per la prima volta in Turchia, la popolazione over 65 supererà quella under 14, con profonde implicazioni sociali ed economiche.
Ankara ha introdotto una serie di incentivi finanziari per incoraggiare le coppie ad avere figli, come un pagamento una tantum di 5000 lire turche (circa 97 euro) per il primo figlio di ogni coppia e 1500 lire turche (29, 20 euro) come assegno familiare per il secondo figlio fino all’età di cinque anni. L’assegno diventa di 5000 lire turche (97 euro) mensili per le coppie con tre figli. Il Governo offre anche un prestito senza interessi alle giovani coppie che decidono di sposarsi di 150.000 lire turche (circa 291 euro). Ci sono anche sconti sugli elettrodomestici e i mobili in maniera da rendere più agevole metter su casa.
Nonostante queste politiche di sostegno alla nascita portate avanti dal governo, nell’anno della famiglia, il trend demografico non appare modificato. Infatti, secondo i dati attuali di World Meters, la Turchia presenta un tasso di Fertilità Totale (TFT) di 2,1. Questo dato rappresenta il tasso di Sostituzione, vale a dire il numero medio di figli per donna necessario affinché ogni generazione sostituisca esattamente se stessa. Un valore inferiore a 2,1 causerebbe un declino della popolazione nativa.
A un anno dal lancio delle politiche a sostegno della famiglia suddette, il Presidente Erdogan si prepara, questo mese, a presentare altre misure per incrementare le nascite;[12] saranno ancora nell’ottica di rendere la Turchia un attore “di peso” a livello internazionale o saranno tarate sui bisogni di una popolazione impoverita?
[1] France Press, ‘Turkish president says childless women are ‘deficient, incomplete’‘ 2016. Available in English at: https://www.theguardian.com/world/2016/jun/06/turkish-president-erdogan-childless-women-deficient-incomplete,
[2] President of the Republic of Turkiye, Directorat of Communication, 02.02.2025. Disponibile all’inidirizzo: /www.iletiWorld Population Day: trends and demographic changes
[3] Ibidem.
[4] Ibidem.
[5] Suzuki, Emi and Pirlea, Ana Florina “World Population Day: trends and demographic changes”, World Bak Blogs, 11 Luglio 2025. Disponibile all’indirizzo: https://blogs.worldbank.org/en/opendata/world-population-day–trends-and-demographic-changes
[6] Daily Sabah, “Erdoğan rings alarm bells on demographic crisis”, 20 novembre 2025. Disponibile all’indirizzo: https://www.dailysabah.com/politics/erdogan-rings-alarm-bells-on-demographic-crisis/news
[7] Campaniello, Luigi, “La struttura della popolazione nel sud-est della Turchia”, NEODEMOS, 11 ottobre 2024. Disponibile alla pagina: https://www.neodemos.info/2024/10/11/la-struttura-della-popolazione-nel-sud-est-della-turchia/?print=print
[8] https://kadincinayetlerinidurduracagiz.net/
[9] Ibidem.
[10] Turkish Minute, “Child Poverty in Turkey among the Highest in Europe”, 24 aprile 2025. Disponibile:
[11] Salvi, Dario “Inverno demografico: milioni di poveri, la faccia nascosta della Turchia di Erdogan”, PIME Asia News, 19 agosto 2025. Disponibile alla pagina: https://www.asianews.it/notizie-it/Inverno-demografico,-milioni-di-poveri:-la-faccia-nascosta-della-Turchia-di-Erdogan-63708.html
[12] Hurriyet Daily News, “Erdoğan to unveil new family policy amid population concerns”, 1 febbrario 2026. Disponibile alla pagina: https://www.hurriyetdailynews.com/erdogan-to-unveil-new-family-policy-amid-population-concerns-218474